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30/09/11

Arriva il Car Pooling in Statale

Il servizio sarà attivo dal 10 ottobre 2011. 
PoliUni Pool è un servizio di car pooling realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo e si rivolge a studenti, docenti e personale tecnico e amministrativo del Politecnico di Milano e dell'Università degli Studi di Milano.

Condividere l'auto è un modo flessibile, conveniente e meno costoso per raggiungere l'università. Inoltre, il car pooling aiuta a ridurre le emissioni dei veicoli.

Inserisci i tuoi orari e le tue destinazioni di giorno in giorno come desideri, di sola andata o andata e ritorno e se ci sono altre persone che devono effettuare un viaggio simile al tuo ti verrà comunicato il tuo equipaggio.

PoliUniPool è un servizio gratuito e il costo del viaggio viene suddiviso fra i passeggeri.


Qui tutte le info.

03/06/11

Referendum

Visita il sito del Comitato per i Sì al REFERENDUM
Sei fuorisede? Scopri gli sconti fino al 70% di Trenitalia per tornare a casa e votare!

31/05/11

Coming Susp - Una montagna di balle

Mercoledì 8 giugno
Facoltà di Scienze Politiche - Via Livorno, 1
Ore 19.00

"Una montagna di balle":

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato la cosidetta emergenza rifiuti Campana per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di gestione straordinaria. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dellEuropa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta per difendere il proprio futuro: l'assalto ai fondi pubblici, le zone d'ombra della democrazia, il boicottaggio della differenziata, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative.

E se vivere in emergenza fosse solo una strategia per accumulare profitti!?

Dibattito con:
Responsabili Legambiente


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06/05/11

Nucleare? Meglio le rinnovabili

Nucleare in Italia? No grazie, meglio le rinnovabili!

Discutiamo con esperti del settore per capire i vantaggi delle energie rinnovabili e a chi fa comodo puntare sull'obsoleta tecnologia francese delle centrali nucleari che il Governo vuole costruire in Italia.
Il referendum di giugno è a rischio: Berlusconi ha ammesso di temere una bocciatura nelle urne e ha fatto abrogare le norme relative al nucleare per sabotare il voto. Non è un ripensamento, è un modo per evitare di essere smentito dall'opinione pubblica!

Parliamo di questo e di altro con

- Stefano CIAFANI responsabile scientifico di Legambiente
- Damiano DI SIMINE presidente Legambiente Lombardia
- Massimo SCALIA coautore de "Nucleare, a chi conviene?"

L'11 maggio in Aula 102 (polo didattico Via Festa del Perdono) alle ore 10.30! Non mancare!

Segue APERITIVO

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19/04/11

Dibattito in Statale

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19/03/11

Gli incidenti nucleari più gravi nella storia

In questi drammatici giorni del post tsunami giapponese abbiamo preso dimestichezza con la scala INES (International Nuclear Event Scale) ideata dalla IAEA per classificare gli incidenti nucleari. Questa scala nel corso degli anni è stata applicata a una lista molto lunga di “eventi”, non tutti però associati a insediamenti per la produzione di energia elettronucleare: in altri casi gli incidenti si sono verificati all’interno di installazioni militari, scientifiche e persino commerciali. In questo articolo cercheremo di ricordare in modo dettagliato gli incidenti più gravi, ovvero quelli che sono stati classificati a partire dal quarto grado di pericolosità (su un massimo di sette).

14/03/11

Fukushima: ora il pericolo è la fusione del nocciolo

Ogni esplosione può fessurare il cemento armato e creare dei varchi, grandi e piccoli, attraverso cui quelle che erano barre di uranio e ora somigliano a fango bollente possono contaminare l'ambiente
di Giovanni Spataro da "Le Scienze" 


08/02/11

M'illumino di meno 2011

Il 18 febbraio 2011 torna M’illumino di meno, la più radiofonica campagna sul risparmio energetico mai escogitata sul globo terracqueo.

La Giornata del Risparmio Energetico 2011, special edition per i 150 anni dall’unità d’Italia, è fissata per il 18 febbraio 2011. Anche quest’anno Caterpillar invita comuni, associazioni, scuole, aziende e case di tutt’Italia ad aderire all’iniziativa creando quel “silenzio energetico” che ha coinvolto le piazze di tutt’Europa negli anni scorsi, per fare spazio, dove possibile, ad un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili.

Per il 18 febbraio cerchiamo, contestualmente agli spegnimenti simbolici, accensioni originali di luci pulite a tema tricolore. Turbine, lanterne, Led o biciclette, che alimentino tricolori luminosi su tutto il territorio nazionale. Impariamo a risparmiare, a produrre meglio e a pretendere energia pulita per tutti.

per tutte le info
http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/


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07/02/11

"Green cities, Happy people"

Abbiamo già dato in precedenza visibilità a Milano sì muove in riferimento alla campagna di raccolta firme necessarie per indire un referendum consultivo che chiamerà i cittadini del comune di Milano ad esprimersi su 5 quesiti ambientali. Ora in attesa di conoscere la data del referendum, che speriamo essere prima delle prossime elezioni comunali, Milano si muove non si ferma e ci invita a partecipare al convegno internazionale "Green cities, Happy people" che si terrà a Palazzo Marino venerdì 11 e sabato12 febbraio
Se potete non mancate!

10/01/11

Meglio la terra dei soldi

Dai contadini stop al cemento

Il cambio di destinazione valorizzerebbe i terreni, ma a loro non interessa. "Questa è la nostra vita da sempre, far morire i campi non è vera ricchezza"

di FRANCESCO ERBANI su "La Repubblica"

04/01/11

Onda Calabra - La canzone della cementificazione

Il video di Antonio Albanese (in versione Cetto La Qualunque) della canzone Onda Calabra, tratto dal nuovo film "Qualunquemente" dell'attore. La ribattezziamo "canzone della cementificazione"?

03/01/11

Addio alla plastica?

di Marinella Correggia, dal numero 123 di Altreconomia, gennaio 2011

Gli shopper usa e getta sono fuori gioco, ma solo nei supermercati. Il vero cambiamento è scegliere sporte riutilizzabili

Finalmente. È il gennaio 2011 e l’Italia sembra pronta a redimersi dallo shopper di plastica.

30/12/10

Indicente nucleare in Niger

Lo scorso 11 dicembre presso la miniera d'uranio Somair in Niger oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi sono fuoriusciti da tre piscine lesionate riversandosi nell'ambiente. Una catastrofe radioattiva nel silenzio.
In Africa pochi giorni fa è accaduta una vera e propria catastrofe radioattiva nel disinteresse del mondo occidentale che pretende energia "pulita" dall'atomo (che è una contraddizione in termini). Secondo rapporti di ONG e di Greenpeace, proprio in questi giorni di grande spolvero di comunicazione del nucleare italiano, dove al Forum Nucleare Italiano arriva una notizia che fa venire ancora più dubbi sulle centrali nucleari, riprendendo il tema dello spot tv. Difatti, come riporta il blog di Greenpeace, "Il 17 dicembre Greenpeace ha ricevuto rapporti verificati che dallo scorso 11 dicembre oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell’ambiente presso la miniera d’uranio Somair".

Quest’ulteriore perdita mostra che le cattive pratiche gestionali di Areva continuano a minacciare la salute e la sicurezza della popolazione e dell’ambiente. Contrariamente alle dichiarazioni di Areva di rispettare in Niger gli standard di sicurezza validi a livello internazionale, queste notizie dimostrano che non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione. Per chi ha ancora dubbi che l'"energia nucleare" sia pulita (e non solo trerribilmente readioattiva). Il nucleare quindi dimostra ancora una volta di soffrire di una filiera "sporca" (dalla miniera al reattore sino allo smantellamento) che ne fa una sorgente di energia non sostenibile.

http://www.nocensura.com/2010/12/gravissimo-incidente-nucleare-in-africa.html

22/12/10

L'agricoltura delle relazioni

Ci sono volte in cui guardiamo fuori dal finestrino, passando veloce in macchina, e stentiamo a riconoscerci nel paesaggio che vediamo. Quello che viene restituito al nostro sguardo, non è propriamente ciò che definiremmo “naturale”. Capannoni industriali, sempre nuovi centri commerciali e imponenti multisala, si stagliano ormai senza soluzione di continuità lungo tutto lo stivale, senza trovare ostacoli al loro fastidioso proliferare. Indisturbati e grigi, sono tra i responsabili dello stravolgimento del paesaggio delle nostre pianure. Ma la banalizzazione del paesaggio non è solo una questione grigia come il cemento. Molto spesso, essa assume i colori e le dimensioni tendenti all’infinito dell’agricoltura intensiva e monocolturale. Distese giallo-verdi di mais, grano e riso della Pianura Padana e filari ordinati di meli della Val di Non, ci hanno abituato a ritenere che le uniche forme di agricoltura possibili siano quelle che vediamo, dipinte senza sbavature come in un quadro dai contorni perfetti. Abbiamo applicato i criteri della resa economica e dell’efficientismo esasperato ad una delle pratiche più antiche e nobili che hanno fatto dell’uomo un essere civile: prendersi cura della propria terra, in armonia con essa. Nel dipingere il quadro, abbiamo messo tra parentesi, sottovuoto, le pratiche agricole legate alla tradizione dei luoghi rurali, intessute di relazioni e saperi tramandati nel tempo. In pochi decenni, molte sementi sono andate quasi scomparendo, e con esse anche le migliaia di pezzetti di quel mosaico che componeva la ricchezza culturale dell’Italia contadina. E se prima si utilizzavano pratiche non dannose per l’ambiente e per la salute umana, ora, in nome del guadagno e della produttività, si ricorre ai fertilizzanti e ai pesticidi, fortemente inquinanti. Ci siamo lasciati prendere la mano dalla foga della produzione su larga scala, in un mercato globale che schiaccia chi cerca di difendersi dall’omologazione forzata, anche nel campo dell’agricoltura. Abbiamo dimenticato che coltivare la terra è un modo per sentirla propria, per costruire un legame profondo tra noi e il luogo in cui viviamo, e non solo un mezzo come un altro per fare profitto. Come non riconoscere un decadimento culturale nell’abbandono delle moltissime cascine che hanno rappresentato un elemento caratteristico del paesaggio rurale del Nord Italia? Ormai ridotte a scheletri, vengono lasciate al loro destino, salvo poi ricostruire sulle loro macerie dei nuovi quartieri residenziali, tutti uguali l’uno con l’altro e del tutto avulsi dal contesto paesaggistico in cui si trovano. La perdita di valore ambientale e culturale delle nostre campagne, non è un discorso per nostalgici e ambientalisti. Dovrebbe, anzi, essere al centro di una politica delle responsabilità, che depuri la parola “territorio” dal retrogusto amaro della retorica leghista. E allora forse è venuto il momento di allargare la cornice del quadro, per recuperare un disegno d’insieme fatto di concretezza e passione. Cosa fare? Perché non guardare con attenzione all’articolato “mondo dell’altreconomia”, laddove si fa strada una progettualità che diventa azione, all’insegna del recupero di quanto è stato messo tra parentesi dai pittori maldestri della prima ora? Un modello di sviluppo che salvaguardi le economie locali, dove trovino spazio i piccoli coltivatori diretti e quanti non hanno abbandonato l’ambizione di poter vivere semplicemente del proprio lavoro: un’agricoltura senza “l’ansia da prestazione”, biologica e rispettosa della terra e delle acque, patrimonio comune da tutelare. I gruppi di acquisto solidale (GAS) rappresentano un modello efficace di “economia del buon senso”, all’interno del quale le relazioni umane di qualità giocano il ruolo principale: più nuclei familiari si organizzano e orientano i loro consumi verso alimenti provenienti da circuiti locali di produzione, acquistando frutta, verdura, latticini e carni direttamente dai piccoli agricoltori e allevatori presenti sul territorio. In questo modo, si contribuisce alla crescita di un sistema economico che non esaurisce le risorse ambientali scarse, e che, invece, offre possibilità di sviluppo concreto a tutte quelle realtà vitali di cui, nonostante i pittori del banale, è ricca l’Italia.
Agostino Cullati

Buon Natale

Vi facciamo i più cari auguri sostenibili di Natale con questo breve articolo di Ettore Livini tratto dalla rubrica "Alluce verde" nella pagina milanese del quotidiano La Repubblica 


"Avete riunito la famiglia - bambini compresi - attorno al tavolo. Ognuno ha esposto pacatamente le proprie eco-ragioni. Poi si è votato e avete fatto il grande passo: quest'anno in casa si monterà un albero di Natale finto per non soffocare di luminarie un povero peccio (condannandolo a morte certa) e per rispettare la natura. Bene. Adesso beccatevi questa: un'università svedese ha messo a confronto il consumo energetico di un bell'abete di 10 anni, due metri d'altezza e 10 chili di peso contro il suo cugino artificiale, venti chili, made in Hong Kong. Risultato: ammettendo un generoso ciclo di vita di dieci Natali per il clone in plastica, quest'ultimo - tra viaggio in nave dall'Oriente all'Europa e produzione - brucia cinque volte più energia della conifera naturale. Non solo. Mentre l'abete originale viene smaltito senza scorie, il suo succedaneo ci lascia in eredità nell'aria una scia poco natalizia di diossina. Che fare allora? Riunire di nuovo il conclave domestico ribaltando le conclusioni ecologiche, ovvio, minerebbe l'autorità dei genitori. La soluzione è tornare alle origini: in fondo l'Italia per secoli ha celebrato Natale con il presepe... " Ettore Livini